---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: progetto QD <>
Date: 04 aprile 2011 09:49
Oggetto: Re: QD 1
A: Alessandro Sambini <>
Ale, il tuo racconto mi interessa davvero. Che se poi uno si butta in una cosa come questo progetto non è certo solo per ammucchiare dele fotografie, ma raccogliere storie e prendere un attimo posizione. Le tue parole mi posizionano e mi spiegano e vado un pò più in là. Quello di cui hai scritto è un processo su cui è bello mettere testa e personalmente mi piacciono molto gli incroci con la tua storia personale, che parte dai muri fino ai campi e alla macchina che ti accompagna. Il senso, forse, di un lavoro condiviso come QD è prendere il proprio corpo come unità di misura e gettare uno sguardo (iper-formato e tendente all'Altro) su quanto abbiamo intorno. Per qualcuno è più facile, per qualcuno è più difficile. Penserò bene a quello che hai scritto e ti scriverò qualcosa in più, prendendomi un pò di tempo. Ma comunque, mi piace il tuo approccio, certo meno lineare di altri. E credo che questa strada sia adattissima, e che lo sia anche nell'indecisione dei tuoi spazi quotidiani, che alla fine poi dipendono sempre da delle scelte. Che tu faccia fotografie solo in Veneto non importa, insomma, e comunque quella che mi hai inviato mi piace molto. Il mio contro-sproloquio mattutino è chiuso.
A prestissimo, un abbraccio. Tommi
Date: 04 aprile 2011 09:49
Oggetto: Re: QD 1
A: Alessandro Sambini <>
Ale, il tuo racconto mi interessa davvero. Che se poi uno si butta in una cosa come questo progetto non è certo solo per ammucchiare dele fotografie, ma raccogliere storie e prendere un attimo posizione. Le tue parole mi posizionano e mi spiegano e vado un pò più in là. Quello di cui hai scritto è un processo su cui è bello mettere testa e personalmente mi piacciono molto gli incroci con la tua storia personale, che parte dai muri fino ai campi e alla macchina che ti accompagna. Il senso, forse, di un lavoro condiviso come QD è prendere il proprio corpo come unità di misura e gettare uno sguardo (iper-formato e tendente all'Altro) su quanto abbiamo intorno. Per qualcuno è più facile, per qualcuno è più difficile. Penserò bene a quello che hai scritto e ti scriverò qualcosa in più, prendendomi un pò di tempo. Ma comunque, mi piace il tuo approccio, certo meno lineare di altri. E credo che questa strada sia adattissima, e che lo sia anche nell'indecisione dei tuoi spazi quotidiani, che alla fine poi dipendono sempre da delle scelte. Che tu faccia fotografie solo in Veneto non importa, insomma, e comunque quella che mi hai inviato mi piace molto. Il mio contro-sproloquio mattutino è chiuso.
A prestissimo, un abbraccio. Tommi
Il giorno 03 aprile 2011 12:27, Alessandro Sambini <> ha scritto:
Ciao Tommaso.
Questa è la foto che ho scattato due settimane fa.
I problemi che sono sorti sono diversi e provo a riassumerli.
Manco dal mio territorio da molto tempo. Le mie energie, i miei progetti, il mio tempo l'ho impegnato per parlare di "altri" territori (geografici, politici, virtuali) che magari conoscevo meno, ai quali, in partenza, appartenevo più debolmente. E' quindi vera la frase: mi sono occupato di altro, quindi NON mi sono occupato di Rovigo. All'interno di questa c'è la formulazione della "NON-azione". Quindi: cosa comporta la "non-azione" per un fotografo?
Occuparsi dell'Altro è il "non-occuparsi" del Sé. Chi si occupa del Sé?
Da qui l'imbarazzo e il cercare di ri-collocarsi all'interno di uno spazio sociale e naturale che ha proseguito nel suo trasformarsi lungo una traiettoria che credo di dover ri-intercettare, ri-prendere. Tutto questo in funzione di una chiara indicazione iniziale.
QD E' UN PROGETTO FOTOGRAFICO SULLA VITA DI TUTTI I GIORNI.
SU QUELLO CHE TI CIRCONDA NELLA VITA ORDINARIA.
FUORI DAL TUO APPARTAMENTO.
PIU' UNA GEOGRAFIA CHE UNA BIOGRAFIA.
QD E' UN PROGETTO COLLETTIVO IN DIVENIRE. DA DIVERSI LUOGHI D'ITALIA.
OGNI QUINDICI GIORNI DEVI PUBBLICARE UNA FOTOGRAFIA.
La mia vita ordinaria è cambiata ed è slegata profondamente dal Territorio. E' collegata a persone, a legami di amicizia e di lavoro più che a landmarks. Riappropriarsi del racconto offerto da un territorio è il passo necessario che devo affrontare. Il mio appartamento è dove gli altri trovano il mio corpo. Le mura che lo contengono sono elementi di riferimento per eventuli triangolazioni e censimenti. Ma lo spazio mentale è scollegato da questa metratura. Quindi: che geografia dovrei tracciare? (lo chiedo a me) [ti sto solo rendendo partecipe di pensieri anche molto semplici che compongono e costruiscono la modalità con cui affronto un progetto come questo]
La prima foto è il primo micro-racconto del mio territorio. In che modo vivo il territorio del Polesine? Beh, capire questo ti fa capire come nasce una foto così.
Devi sapere che quando torno a Rovigo in treno, qualcuno passa a prendermi e mi porta a casa in macchina. Il tragitto, da Badia Polesine a Trecenta, è sempre lo stesso. Questo avviene da qualche anno. Lungo quella strada l' eco degli ampi cambiamenti che stanno investendo la provincia di Rovigo, appare segmentato, disperso, debolmente accentato. Eppure appare.
Pannelli solari: il nuovo business. E' stato un shock vedere che il campo che attraversavo in bicicletta per andare a trovare la zia di Marcello, ora è completamente ricoperto di pannelli solari.
(Le grandi infrastrutture sono in grado di generare una fascinazione estrema, quanto momentanea.
Appaiono in luoghi inaspettati, in maniera repentina:
sotituiscono brandelli di territorio della memoria attraverso un processo digitale più che analogico.
Non c'è sfumatura tra l'immagine rimasta in memoria e quella offerta improvvisamente dalla realtà;
solo un'inesorabile sostituzione)
In Polesine non si coltiva più. Non si coltivava più già da qualche anno. Prima fra tutti ad apparire: la colza, "pianta brillante dal fiore giallo" che ha sostituito, creando enormi mareggiate fosforescenti, grano, barbabietole, orzo e soia. Successivamente è stata la centrale a biomasse che ha sostituito. Ha occupato il campo della signora Ferraresi, adiacente all'Ospedale.
I pannelli solari sono l'ultimo (il più recente) step del processo di speculazione in atto in questo territorio.
Forse parlare di Rovigo lo si può fare documentando un processo di sostituzione di pezzi di paesaggio. Vediamo... Intanto iniziamo così. Dicendoti un po' di cose.
Basta.
(c'è anche la questione della collettività del progetto, è un progetto collettivo...)
Dimmi se ti interessa questo sproloquio o se, in quanto tale, lo dovrei concludere, confinare e destinare a momenti altri.
Sentiamoci.
Un abbraccio
ALE